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Il nostro blog
Ku Klux Klan Italia
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2008


E' da tempo che, in Italia, è rinato un fenomeno orribile. Chiamatelo come volete: xenofobia, razzismo, la sostanza è sempre la stessa. Fino ad oggi era però stato mascherato con la legalità: la lotta ai clandestini perché non si può entrare clandestinamente in un Paese, la lotta agli immigrati delinquenti. Il paradosso derivante dalla contemporanee leggi ad personam che il governo varava per salvare il suo Presidente, veniva sollevato da Di Pietro e pochi altri, subito tacciati per giustizialisti e forcaioli.
Ora, però, il razzismo di governo ha perso la sua facciata di lotta all'illegalità: per avere gli assegni sociali, bisognerà aver lavorato in Italia per dieci anni consecutivi. Non è, questo, un provvedimento che colpisce solo gli stranieri, perché i precari dieci anni di lavoro filati li sognano, ma sono stati proprio loro, i "signori" che prendono trentacinquemila euro al mese per far diventare l'Italia un Paese razzista, ad affermare tranquillamente: <<E' un provvedimento fatto per colpire gli immigrati >>.
L'immigrato disonesto deve andare in galera, certo, ma perché quello onesto che è nel nostro Paese da meno di dieci anni non deve avere gli stessi diritti degli altri? Siamo o non siamo uno Stato egualitario, dove non devono esistere discriminazioni dovute al sesso, alla razza, alla religione? Che domande: no che non lo siamo!
E' sconcertante quanto fatto in questi giorni dal governo: niente aiuti agli immigrati, questo è il piano, sbandierato dai politici stessi.
A quando le vetrine con su scritto: <<Questo è un negozio italiano>>?

Più il governo fa così, e più io mi affeziono agli immigrati. Oggi sono stato al mare con "Eva". Giornata molto bella, volata via in fretta. Dopo aver mangiato qualcosa, ci stendiamo sul lettino a leggere "La Questua", il meraviglioso libro di Curzio Maltese di cui parleremo nel giro di qualche giorno, ed ascoltiamo involontariamente (gridava!) la conversazione tra una ragazza che studia a Milano ed una coppia di anziani signori. Tutto quello che sto per dirvi è vero, altrimenti non ve lo direi: precisazione necessaria visto quello che sto per scrivere.
La ragazza sosteneva l'impossibilità di vivere a Milano, perché (testuali parole): << Una mattina ho aperto la finestra e ho visto un lago di sangue sul marciapiede. Ho detto "Che è successo?", e mi hanno detto che avevano sgozzato un peruviano...un altro giorno hanno gambizzato un cinese, poi addirittura una volta ho aperto la finestra e ho visto uno che correva in strada con un fucile in mano...e una sera, verso le otto, una macchina è salita sulla fermata del tram davanti casa mia e ha ucciso un ragazzo... ma io dico, che gente!! Meno male che ora mandano l'esercito perché non se ne può più". Pensiamo che la ragazza in realtà viva a Beirut, o a Baghdad, o che sia eccessivamente sfigata, perché, diavolo, tutto sotto la sua finestra succede! Invece abita proprio a Milano e per una buona mezz'ora sostiene la necessità di cacciare gli immigrati perché "non c'è proprio posto per loro".
Intanto arriva un ambulante, carico di merce. Si ferma vicino al nostro ombrellone, ci salutiamo ("Salve" "Salve a te"), e io ed Eva compriamo due piccoli bracciali, di quelli sottili sottili e colorati, prezzo un euro l'uno. Sarà che è gentile, sarà che sono schifato dall'orazione della ragazza che abita in via "Tutto qui succede", gli do dieci euro e gli dico che va bene così, che non voglio il resto. Lui mi sorride, mi porge la mano, che gli stringo, e va via. Dopo un po' torna, si avvicina di nuovo, e mi chiede gentilemente se disturba se si siede sul lettino vicino (vuoto). Gli rispondo "assolutamente no", mi metto a sedere anchio, mi tolgo gli occhiali da sole (ricordate di farlo quando parlate con qualcuno, è segno di educazione!), gli offro un bicchiere d'acqua e ci mettiamo a parlare, in inglese. Mi chiede da dove vengo e mi dice che lui proviene dal Bangladesh, è arrivato in Italia cinque mesi fa (il modo non mi interessa, sono fatti suoi). La prima cosa che mi dice è che è stupito dal fatto che pochi italiani parlino l'inglese, mentre in Bangladesh lo sanno tutti.
Poi mi dice che ha cinque fratelli e cinque sorelle (famiglia mooolto grande, mi dice ridendo come un pazzo), i quattro fratelli maggiori sono già sposati, il più piccolo invece ha cinque anni. Dice di essere venuto in Italia perché nel suo Paese non c'è lavoro, e che i soldi che guadagna qui, li manda subito in Bangladesh. Quando sarà finita l'estate andrà a Roma, finché non avrà lavorato abbastanza per tornare nel suo Paese e sposarsi. Con chi ancora non lo sa: in Bangladesh non esistono fidanzamenti, "non potremmo mai stare come state voi due", mi dice, "altrimenti..." e fa il gesto delle manette.
Gli chiedo di come si trova in Italia. Mi dice che sta abbastanza bene, e mi racconta di un brutto episodio occorsogli qualche giorno fa: un ragazzo che voleva un prezzo più basso per un bracciale lo ha schiaffeggiato. Il sorriso che fino a quel momento ha caratterizzato il suo volto (come fa a sorridere così facendo un lavoro del genere? Riflettiamoci) sparisce per lasciare il posto all'indignazione, alla rabbia. "Perché doveva toccarmi?" mi dice, sempre in inglese "Se non gli andava bene il prezzo lasciava perdere, perché toccarmi? Io non tocco lui, perché lui deve toccare me?". Gli rispondo che purtroppo c'è gente molto cattiva e gli raccomando di lasciar perdere, in questi casi, e di allontanarsi in fretta. Lui annuisce, convinto.
Continuiamo a parlare un altro po', ci racconta com'è la sua casa in Bangladesh e vuole sapere come sono le nostre, ci dice di avere 25 anni e di aver terminato gli studi in Bangladesh, ed altre cose di relativa importanza.
Quello che conta è che, quando va via, io sono certo di aver incontrato una bella persona, che sgobba dalla mattina alla sera per mandare i soldi a casa. Un ragazzo simpatico, educato e gentile.
Tristemente, però, me lo immagino, tra qualche mese, davanti ad una stazione di Roma: le lenti delle decine di occhiali da sole che cerca di vendere, rifletteranno l'immagine di un ragazzo in mimetica, col mitra in mano, la bandierina italiana cucita sul petto?
La ragazza di Milano, intanto, mi guarda come se fossi il mostro di Lochness. La stupidità non muore mai.

Rimaniamo sul tema immigrazione: a Forte dei Marmi, tutti i venditori ambulanti, compresi quelli con la licenza, non potranno più entrare nelle spiagge.
A Napoli, decine di immigrati rimasti senza casa cercano rifugio in cattedrale. La polizia entra e li porta fuori con la forza.
Perfino il temerario Frollo era dovuto rimanere all'esterno di Notre-Dam, quando Esmeralda vi si era rifugiata.
Ma Napoli non è Parigi, la polizia non è Frollo, e soprattutto il cardinale Sepe non è il prelato coraggioso che spranga le porte della chiesa per garantire il diritto d'asilo.
La cosa più grave di tutta la vicenda napoletana è che quegli immigrati avrebbero dovuto dormire in una scuola, ma gli abitanti del quartiere lo hanno impedito. In quel caso, però, nessuno ha ordinato alla polizia di scortare i poveri senza tetto nella scuola e di disperdere la protesta, chissà perché.
Già, chissà perché.
Ku Klux Klan Italia (sigh).

Ps la giornalista che leggeva il Tg1 di ieri sera (quello delle 23.40 circa) di cognome fa "Carfagna".
Mi riservo di fare qualche indagine...



permalink | inviato da Eva Kant e Diabolik il 30/7/2008 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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