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Il nostro blog
Perché Machiavelli deve essere un genio??
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2008


Non so se lo sapete, ma i libri di testo di letteratura italiana sono pessimi. C'è pochissimo spazio riservato ai testi degli autori che si studiano, e ci sono invece pagine e pagine di commenti sulle loro opere, così che alla fine sappiamo che un certo autore è un genio, è un grande poeta o un grande scrittore, ma non abbiamo idea del perché, visto che sul libro non ci sono i suoi scritti.
Ad esempio, il mio libro rappresenta Machiavelli come un grandissimo autore, un geniale politico ecc. Ma dove sta scritto?? Io, in base a quel poco che sono riuscita a capire leggendo i pochi testi, penso che Machiavelli sia un portaborse frustrato, sempre indeciso, sempre pronto a cambiare idea ed a rinnegare le proprie idee pur di stare al potere. Esempio: prima stava contro i Medici, poi a favore, poi contro...  Oppure: sviluppa un concetto di quasi ateismo (tant'è che le sue opere saranno messe all'indice), sostituisce il concetto medievale di Dio con quello pagano di "fortuna", ma poi, nell'exorthatio ai Medici affinché liberino l'Italia e ne facciano uno Stato unico, riecco Dio, e un Dio pure buono. Questo perché un membro della famiglia de'Medici era da poco salito al trono pontificio.
Ecco quello che penso di Machiavelli. Ma in classe non ho occasione di scriverlo, perché le mille domande che ci vengono fatte fare sono: "Qual è la politica che deve tenere il Principe?" "Cosa significa la golpe e il lione?". Perché, oltre a queste, non ci chiedono anche: "Cosa ne pensate voi di Machiavelli?". Sarebbe sicuramente interessante!

Eva  (e Diabolik concorda)




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L'uomo occidentale visto da un maestro che non c'è più
post pubblicato in diario, il 12 settembre 2008


"L'attuale, diffusa indifferenza verso quel che sta succedendo agli afghani, ma in verità - senza che ce ne accorgiamo - anche a noi stessi, ha radici profonde. Anni di sfrenato materialismo hanno ridotto e marginalizzato il ruolo della morale nella vita della gente, facendo di valori come il danaro, il successo e il tornaconto personale il solo metro di giudizio. Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre più nell'ingranaggio di una vita altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l'uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi. E' tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quel che gli succede intorno.
E' questo nuovo tipo di uomo occidentale, cinico e insensibile, egoista e politicamente corretto - qualunque sia la politica -, prodotto della nostra società di sviluppo e ricchezza, che oggi mi fa paura quanto l'uomo col Kalashnikov e l'aria da grande tagliagole che ora è ad ogni angolo di strada a Kabul.I due si equivalgono, sono esempi diversi dello stesso fenomeno: quello dell'uomo che dimentica di avere una coscienza, che non ha chiaro il suo ruolo nell'universo e diventa il più distruttivo di tutti gli esseri viventi, ora inquinando le acque della terra, ora tagliandone le foreste, uccidendone gli animali ed usando sempre più sofisticate forme di varia violenza contro tutti i suoi simili"

Tiziano Terzani, "Lettere contro la guerra"



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Il gioco del Carnevale....
post pubblicato in diario, il 19 agosto 2008


Eh già, è poprio sempre così nella gran vecchia Italia : le apparenza regnano sovrane. ma che requisiti si deve avere per essere giudicati "brava gente"? Basta una fede al dito per rendere l'uomo bravo marito e bravo padre? E basta una ventiquattro'ore e un completo gessato Armani per farlo imprenditore? Questo discorso, pieno di interrogativi, mi è saltato alla mente vedendo una pubblicità ( non vi dico qual'è, vediamo se indovinate...), in fermo immagine, in cui la solidità e la serietà sono rappresentati da una scrivania in mogano, forse, pesante, da una foto in cornice di un incontro con il Papa e da un sorriso altisonante sul viso di un uomo in completo scuro con la fede al dito. ma basterà avere incontrato il Papa per dare fiducia alla gente? Oggi forse la risposta è sì. Non conosco quell'imprenditore e nemmeno le sue vicende private, non giudico nessuno. Ma voglio dire smettiamola una buona volta di giocare al carnevale!



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La Georgia brucia
post pubblicato in diario, il 11 agosto 2008


In Georgia è guerra vera. Bombardamenti, jet che sfrecciano lanciando siluri sulle città, navi militari che mettono porti a ferro e a fuoco, carriarmati che bruciano o che avanzano, battaglie di terra e battaglie aeree, profughi che scappano, bambini che cercano le madri tra le macerie delle loro case, soldati che muoiono combattendo per la patria, civili che muoiono perché si trovano al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma è difficile non trovarvisi, nel posto sbagliato, quando un'intera città viene distrutta dalle bombe.
Di chi è la colpa di tutto ciò? Chi sono i responsabili di questa guerra?
La Russia, sicuramente: provoca Tbilisi fin da quando essa ha deciso di entrare nell'area di influenza NATO, ed ora migliaia di soldati russi combattono non solo in Ossezia, la tanto contestata regione, ma perfino nel cuore della Georgia. Ma c'è qualche altro responsabile? La Georgia stessa, forse? C'è da dire che ora, vedendo le sorti della breve (finora) guerra rovesciarsi, a causa di un impegno russo così spropositato da risultare imprevisto perfino agli esperti più pessimisti, ha chiesto il cessate il fuoco, ma è stata proprio la Georgia a dare inizio alle ostilità in grande stile, con la distruzione (questo è ciò che dicono i media) della capitale osseta e l'invasione di terra.
Gli osseti però hanno avuto l'aiuto dei loro grandi protettori, i russi. I georgiani, invece, per fortuna, non hanno avuto dagli USA e dall'UE quella protezione che tanto speravano, altrimenti ora staremmo parlando probabilmente della terza guerra mondiale.
Putin sta mostrando, tanto per cambiare, i muscoli. La sua Russia non sembra poi così diversa, sulla politica estera, da quella di età sovietica. Per quanto tempo l'Europa accetterà ciò?
Siamo tutti a parlare della mancanza dei diritti umani in Cina, ed è giusto che ne parliamo. Ma non sarebbe ora di chiacchierare un po' su questa Russia che i diritti umani li calpesta, che ha una politica chiaramente militaristica, che ha distrutto la Cecenia indipendentista ed ora rischia di distruggere la Georgia che si oppone all'indipendenza di una sua regione?

Ps l'abbraccio e il bacio tra la georgiana e la russa, sul podio olimpico, è stato bellissimo.



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I tre mali d'Italia
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2008


Julia ci ha dato il compito di riassumere i tre mali d'Italia, e, dobbiamo dire, più che un compito è un gradito spunto, perché non vedevamo l'ora di spiattellare tutto quello che pensiamo di questo Paese.

Premessa d'obbligo: scegliere solo tre tra tutti i mali dell'Italia è come parlare solo di una goccia in un oceano...
Indifferenza gli italiani sono un popolo passivo, che si lascia trascinare da demagoghi populisti; qualunque cosa succeda, è sempre una minoranza ad "accorgersene" ed, eventualmente, protestare, ma, si sa, la maggioranza vince, ed in questo caso è frustrante perché vince senza muovere un passo. La cosa più grave è che sono proprio i giovani, quelli che dovrebbero più preoccuparsi per il futuro, ad essere indifferenti, ancor più che passivi, rispetto a tutto quello che, secondo loro, non li riguarda direttamente. I ragazzi si trincerano dietro motti pre-impostati, o peggio ancora non si importano proprio di niente; le ragazze sono più preoccupate a seguire l'andamento della cellulite di britney Spears. (ci sono le eccezioni, ovviamente).
L'arretratezza E' pur vero che ai giovani non si dà mai fiducia. L'Italia è un paese di vecchi e per vecchi. La ricerca è forse il settore in cui si investe di meno, quando potrebbe e dovrebbe essere il nostro punto di forza per uscire da una situazione di stallo economico-culturale. I politici sono sempre gli stessi, Veltroni che voleva essere l'homo novus, fa politica da una trentina d'anni, il presidente del consiglio è un venerando vecchietto.
La Chiesa Le interferenze ecclesiastiche nella politica italiana sono intollerabili, gli italiani non possono dire niente sullo Stato Vaticano, mentre i porporati possono fare il contrario, altrimenti si scatenano le guerre contro i "bavagli" al Papa. Il Pontefice, tra l'altro, trova il modo di occuparsi della città di Roma solo per criticare il degrado in cui è caduta (lo ha fatto prima delle elezioni comunali). Certo, la colpa principale è dei politici che decidono seguendo i precetti cattolici più che quelli costituzionali... ed è pur vero che se lo fanno è perché una buona fetta di italiani vuole che sia così. Però, in ogni caso, è insopportabile che la Chiesa distolga l'interesse degli italiani da problemi veri, come precariato, giustizia, economia, per concentrarla su temi etici.
E chissà cosa lo Stato italiano potrebbe fare per il sociale, con i circa 4,5 miliardi d'euro annui che la Chiesa non paga di tasse... e tiene per sé.

Dobbiamo anche scegliere altri cinque amici che devono a loro volta elencare tre mali italiani.
La scelta ricade su:
SvegliaItalia
Elepuntaallaluna
Zibaldone2
Valigetta
Fioredicampo




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I love the all world
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2008


Discovery Civilisation non trasmette più i suoi bei programmi di storia. Al loro posto, dal primo agosto, va in onda ininterrottamente una meravigliosa pubblicità d'addio. 
Due astronauti osservano la Terra dallo spazio, dicendodi che non smetterebbero mai di guardarla, e che fa venire loro voglia di cantare una canzone. Questa:

Amo le montagne
Amo il cielo azzurro
Amo i grandi ponti
Amo quando gli squali bianchi volano
Amo il mondo intero
e tutto ciò che racchiude
Amo l'oceano
Amo le cose veramente sporche
Amo la velocità
Amo i re egizi
Amo il mondo intero
e tutto cio che è bizzarro
Amo i tornado
Amo gli aracnidi
Amo il magma
Amo i calamari giganti
Amo il mondo intero
è un posto fantastico!

La canzone è cantata, in inglese, da decine di persone diverse, ad ogni strofa corrisponde una scena meravigliosa: l'archeologa che sembra coccolare la mummia egizia, lo squalo bianco che salta per afferrare la preda, gli aborigeni che ballano, i monaci tibetani che pregano e cantano, un uomo in un tornado, un altro che tiene un ragno sulle mani... Una pubblicità stupenda, ed ancora più meraviglioso è il messaggio che contiene.
Nell'Italietta di oggi, fa bene sentire queste canzoni che ci ricordano che siamo cittadini del mondo, prima che di un paese di super ricchi e di poveri, di razzisti, di furbi, di mafiosi, di neofascisti ecc.



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Ma il cielo è sempre più blu
post pubblicato in diario, il 2 agosto 2008


Ho pensato interessante inserire questa canzone ,scritta dal cantautore Rino Gaetano, che riassume tutta la nostra società, eppure è stata scritta nel 75...

  Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu.
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu.
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu .

E' una canzone anticipatrice o è la nostra società che non è poi così cambiata dagli anni settanta?



permalink | inviato da Eva Kant e Diabolik il 2/8/2008 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Civiltà e schiavitù
post pubblicato in diario, il 2 agosto 2008


Domandina di inizio agosto: come si conciliano la civiltà e la schiavitù?
Come per quella sulle SS, vi spiego da dove ho preso spunto per la domanda: in una rara rimpatriata di amici, ho visto 10.000 a.C.  Ebbene, alla fine del film il popolo "preistorico" si allea con gli schiavi egiziani ed insieme ammazzano il faraone e distruggono la civiltà delle piramidi.
Commento di un mio amico: "Sti quattro trogloditi hanno distrutto l'unica civiltà del tempo!!".
Risposta di un altro mio amico: "Azz, chiamala civiltà, con tutti quegli schiavi!!".
Io ho affrettatamente affermato, un po' idealisticamente, che nessuna società basata sulla schiavitù può essere considerata una civiltà. Poi, però, più tardi, ci ho pensato su e mi sono pentito. Non sono sicuro che sia così. Gli egiziani ed i romani, tanto per fare due esempi, basavano la loro società sulla schiavitù, eppure sono stati i due popoli più incredibili dell'antichità, probabilmente. Hanno dato vita ad innovazioni impensabili, hanno raggiunto un grado tecnologico impressionante e le loro meraviglie sono entrate di diritto nelle meraviglie universali.
Eppure, usavano gli schiavi, e li ammazzavano senza tanti problemi.
Meglio democratiche società contadine?
Dal punto di vista degli schiavi egiziani, sì, sicuramente.
Ma se gli egiziani ed i romani non avessero fatto ricorso alla schiavitù, non avrebbero mai lasciato quelle tracce di grandezza giunte fino a noi...
Sono confuso. Voi cosa ne pensate?



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Ponzio Pilato
post pubblicato in diario, il 1 agosto 2008


Ci sono le persone che vogliono smettere di soffrire, anche se ciò significa morire; ci sono le persone che glielo vogliono impedire; e c'è una persona, che di mestiere fa il politico, che dice "Io me ne lavo le mani". Costui è Walter Veltroni. Il Pd si è astenuto dalla votazione sul caso Englaro.
Quando ci saranno le prossime elezioni, pensiamoci.

Vi informo, intanto, che sto facendo, da un po' di giorni, un giro tra i blog dei senatori del pd.
Ho lasciato un commento, che era in realtà una domanda, su temi come il caso englaro o l'immigrazione o la circolare brunetta, ai seguenti senatori del Pd: Negri Magda, Marcenaro Pietro, Leddi Maria Maiola, Ceccanti Stefano. Solo la senatrice Negri mi ha risposto, gli altri hanno fatto tutti orecchie da mercante.
Nel frattempo, ho spedito una e-mail a Di Pietro, e la risposta è arrivata qualche giorno dopo, con tanto di scuse per il ritardo.
Infine, ho bisogno di una mano: sul sito del senatore Pd Ichino Pietro Emilio Antonio, c'è un articolo su quello che lui pensa del caso Englaro e delle sue convinzioni su come la laicità e la Chiesa debbano concordarsi. In pratica, il sen. Ichino dice la sua su aborti, eutanasia, ed altri delicati temi etici. O meglio, dovrebbe dire la sua: perché in realtà io non ci ho capito niente! Ha detto tutto per non dire niente! Andate a vedere pure voi, aiutatemi a capire cosa pensa il senatore!



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Ku Klux Klan Italia
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2008


E' da tempo che, in Italia, è rinato un fenomeno orribile. Chiamatelo come volete: xenofobia, razzismo, la sostanza è sempre la stessa. Fino ad oggi era però stato mascherato con la legalità: la lotta ai clandestini perché non si può entrare clandestinamente in un Paese, la lotta agli immigrati delinquenti. Il paradosso derivante dalla contemporanee leggi ad personam che il governo varava per salvare il suo Presidente, veniva sollevato da Di Pietro e pochi altri, subito tacciati per giustizialisti e forcaioli.
Ora, però, il razzismo di governo ha perso la sua facciata di lotta all'illegalità: per avere gli assegni sociali, bisognerà aver lavorato in Italia per dieci anni consecutivi. Non è, questo, un provvedimento che colpisce solo gli stranieri, perché i precari dieci anni di lavoro filati li sognano, ma sono stati proprio loro, i "signori" che prendono trentacinquemila euro al mese per far diventare l'Italia un Paese razzista, ad affermare tranquillamente: <<E' un provvedimento fatto per colpire gli immigrati >>.
L'immigrato disonesto deve andare in galera, certo, ma perché quello onesto che è nel nostro Paese da meno di dieci anni non deve avere gli stessi diritti degli altri? Siamo o non siamo uno Stato egualitario, dove non devono esistere discriminazioni dovute al sesso, alla razza, alla religione? Che domande: no che non lo siamo!
E' sconcertante quanto fatto in questi giorni dal governo: niente aiuti agli immigrati, questo è il piano, sbandierato dai politici stessi.
A quando le vetrine con su scritto: <<Questo è un negozio italiano>>?

Più il governo fa così, e più io mi affeziono agli immigrati. Oggi sono stato al mare con "Eva". Giornata molto bella, volata via in fretta. Dopo aver mangiato qualcosa, ci stendiamo sul lettino a leggere "La Questua", il meraviglioso libro di Curzio Maltese di cui parleremo nel giro di qualche giorno, ed ascoltiamo involontariamente (gridava!) la conversazione tra una ragazza che studia a Milano ed una coppia di anziani signori. Tutto quello che sto per dirvi è vero, altrimenti non ve lo direi: precisazione necessaria visto quello che sto per scrivere.
La ragazza sosteneva l'impossibilità di vivere a Milano, perché (testuali parole): << Una mattina ho aperto la finestra e ho visto un lago di sangue sul marciapiede. Ho detto "Che è successo?", e mi hanno detto che avevano sgozzato un peruviano...un altro giorno hanno gambizzato un cinese, poi addirittura una volta ho aperto la finestra e ho visto uno che correva in strada con un fucile in mano...e una sera, verso le otto, una macchina è salita sulla fermata del tram davanti casa mia e ha ucciso un ragazzo... ma io dico, che gente!! Meno male che ora mandano l'esercito perché non se ne può più". Pensiamo che la ragazza in realtà viva a Beirut, o a Baghdad, o che sia eccessivamente sfigata, perché, diavolo, tutto sotto la sua finestra succede! Invece abita proprio a Milano e per una buona mezz'ora sostiene la necessità di cacciare gli immigrati perché "non c'è proprio posto per loro".
Intanto arriva un ambulante, carico di merce. Si ferma vicino al nostro ombrellone, ci salutiamo ("Salve" "Salve a te"), e io ed Eva compriamo due piccoli bracciali, di quelli sottili sottili e colorati, prezzo un euro l'uno. Sarà che è gentile, sarà che sono schifato dall'orazione della ragazza che abita in via "Tutto qui succede", gli do dieci euro e gli dico che va bene così, che non voglio il resto. Lui mi sorride, mi porge la mano, che gli stringo, e va via. Dopo un po' torna, si avvicina di nuovo, e mi chiede gentilemente se disturba se si siede sul lettino vicino (vuoto). Gli rispondo "assolutamente no", mi metto a sedere anchio, mi tolgo gli occhiali da sole (ricordate di farlo quando parlate con qualcuno, è segno di educazione!), gli offro un bicchiere d'acqua e ci mettiamo a parlare, in inglese. Mi chiede da dove vengo e mi dice che lui proviene dal Bangladesh, è arrivato in Italia cinque mesi fa (il modo non mi interessa, sono fatti suoi). La prima cosa che mi dice è che è stupito dal fatto che pochi italiani parlino l'inglese, mentre in Bangladesh lo sanno tutti.
Poi mi dice che ha cinque fratelli e cinque sorelle (famiglia mooolto grande, mi dice ridendo come un pazzo), i quattro fratelli maggiori sono già sposati, il più piccolo invece ha cinque anni. Dice di essere venuto in Italia perché nel suo Paese non c'è lavoro, e che i soldi che guadagna qui, li manda subito in Bangladesh. Quando sarà finita l'estate andrà a Roma, finché non avrà lavorato abbastanza per tornare nel suo Paese e sposarsi. Con chi ancora non lo sa: in Bangladesh non esistono fidanzamenti, "non potremmo mai stare come state voi due", mi dice, "altrimenti..." e fa il gesto delle manette.
Gli chiedo di come si trova in Italia. Mi dice che sta abbastanza bene, e mi racconta di un brutto episodio occorsogli qualche giorno fa: un ragazzo che voleva un prezzo più basso per un bracciale lo ha schiaffeggiato. Il sorriso che fino a quel momento ha caratterizzato il suo volto (come fa a sorridere così facendo un lavoro del genere? Riflettiamoci) sparisce per lasciare il posto all'indignazione, alla rabbia. "Perché doveva toccarmi?" mi dice, sempre in inglese "Se non gli andava bene il prezzo lasciava perdere, perché toccarmi? Io non tocco lui, perché lui deve toccare me?". Gli rispondo che purtroppo c'è gente molto cattiva e gli raccomando di lasciar perdere, in questi casi, e di allontanarsi in fretta. Lui annuisce, convinto.
Continuiamo a parlare un altro po', ci racconta com'è la sua casa in Bangladesh e vuole sapere come sono le nostre, ci dice di avere 25 anni e di aver terminato gli studi in Bangladesh, ed altre cose di relativa importanza.
Quello che conta è che, quando va via, io sono certo di aver incontrato una bella persona, che sgobba dalla mattina alla sera per mandare i soldi a casa. Un ragazzo simpatico, educato e gentile.
Tristemente, però, me lo immagino, tra qualche mese, davanti ad una stazione di Roma: le lenti delle decine di occhiali da sole che cerca di vendere, rifletteranno l'immagine di un ragazzo in mimetica, col mitra in mano, la bandierina italiana cucita sul petto?
La ragazza di Milano, intanto, mi guarda come se fossi il mostro di Lochness. La stupidità non muore mai.

Rimaniamo sul tema immigrazione: a Forte dei Marmi, tutti i venditori ambulanti, compresi quelli con la licenza, non potranno più entrare nelle spiagge.
A Napoli, decine di immigrati rimasti senza casa cercano rifugio in cattedrale. La polizia entra e li porta fuori con la forza.
Perfino il temerario Frollo era dovuto rimanere all'esterno di Notre-Dam, quando Esmeralda vi si era rifugiata.
Ma Napoli non è Parigi, la polizia non è Frollo, e soprattutto il cardinale Sepe non è il prelato coraggioso che spranga le porte della chiesa per garantire il diritto d'asilo.
La cosa più grave di tutta la vicenda napoletana è che quegli immigrati avrebbero dovuto dormire in una scuola, ma gli abitanti del quartiere lo hanno impedito. In quel caso, però, nessuno ha ordinato alla polizia di scortare i poveri senza tetto nella scuola e di disperdere la protesta, chissà perché.
Già, chissà perché.
Ku Klux Klan Italia (sigh).

Ps la giornalista che leggeva il Tg1 di ieri sera (quello delle 23.40 circa) di cognome fa "Carfagna".
Mi riservo di fare qualche indagine...



permalink | inviato da Eva Kant e Diabolik il 30/7/2008 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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